LA STORIA

Prima della cucina, c'erano i ricordi.

Certe cose non si imparano. Ti restano addosso.

Ritratto in bianco e nero di Nonna Peppìna

Ohi, io sono Peppìna. Sono nata e cresciuta in Sardegna, in un tempo in cui la cucina non aveva bisogno di tante parole. C'erano il fuoco, il pane, quello che arrivava dal mare, quello che dava la terra e una tavola dove, in qualche modo, un posto in più si trovava sempre.

Io sono arrivata fino a cent'anni. E certe immagini, certi profumi e certi modi di fare sono rimasti lì.

Il fuoco

Nonna Peppìna cuoce il pesce sulla griglia all'aperto

Da bambina il fuoco era una presenza normale. Il camino acceso, la brace che cambiava durante il giorno, qualcosa appoggiato sopra a cuocere piano. Non c'erano timer, temperature precise o grandi spiegazioni. Si guardava. Si aspettava. Si imparava.

Forse è anche per questo che oggi, a Ravenna, la brace ha un posto così importante nella mia cucina. A tavola mia la brace parla piano, basta ascoltarla.

Il mare

Nonna Peppìna e un bambino mano nella mano guardano le barche dei pescatori al porto

E poi c'era il mare. Quello della Sardegna, quello delle giornate passate vicino all'acqua, quello dei pescatori che tornavano con quello che erano riusciti a prendere. Polpi, pesce, profumi salati che ancora oggi, ogni tanto, tornano fuori da un piatto.

Non per rifare la cucina sarda. Non è quello che cerco. Sono ricordi che fanno parte di me e che, inevitabilmente, finiscono dentro il mio modo di cucinare.

I viaggi

Poi la vita si è allargata. Ho viaggiato, ho assaggiato, annusato, curiosato. Italia, Europa e qualche posto più lontano. E ogni volta sono tornata a casa con qualcosa. Un profumo. Una spezia. Un'acidità che non conoscevo. Un modo diverso di mettere insieme due cose.

Non mi interessa copiare quello che ho incontrato. Preferisco portarmelo a casa e farlo a modo mio. È così che i ricordi di viaggio entrano nella mia cucina: incontrano il mare, il fuoco e quello che conosco da sempre.

Oggi

Oggi Nonna Peppìna è questo. Un'osteria di mare che si porta dietro tante cose: la Sardegna, il fuoco, i viaggi, i Pizzini, la brace a Ravenna, la griglia a Milano Marittima e soprattutto il piacere di stare insieme.

Non voglio una cucina che faccia rumore per forza. Voglio una cucina che sappia di quello che c'è nel piatto. E una tavola dove si possa mangiare, bere, ridere e magari restare dieci minuti più del previsto.

Alla fine, dopo tutti questi anni, continuo a pensarla allo stesso modo.

Nonna Peppìna imbocca un bambino a tavola sotto la scritta «Cucina, amici & trallallà»

Cucina, Amici & Trallallà.

Porto a casa quello che incontro. Poi lo faccio a modo mio.